Scusate se parlo di altro…
Ci sarebbero tanti avvenimenti di cui poter scrivere in queste ore: il test nucleare in Corea, Prodi e (ancora) la finanziaria, il dibattito sul futuro di AN…Non c’è dubbio che fare un post su questi temi significherebbe assicurarsi un certo numero di commenti, un certo numero di visite…insomma quando si batte il ferro caldo qualcosa si ottiene… Ma io non sono uno che segue molto le mode e allora parlo di altro, correndo il rischio che solo pochi leggerano ciò che scrivo. Oggi parlo della mia terra (Caserta, Aversa e Napoli: non vi è molta differenza tra le tre), una terra che già altrove avevo definito morta.
Mi dicono (io non sono in Italia) che Santoro ha parlato di camorra nella sua trasmissione di giovedì scorso. Bene, molto bene! Mi dicono che a Casal di Principe (per chi non è pratico della zona, Casale è la fortezza della camorra casertana, neppure Napoli ha la possibilità di metterci naso) pochi giorni fa è stato Fausto Bertinotti a parlare di criminalità e territorio. Mi dicono che si organizzano molti convegni nella mia ex scuola (e non solo lì) in cui si dibatte molto sui problemi legati al crimine, alla mentalità criminale. Mi dicono, mi dicono…Che bello, tutti ci diamo da fare, io stesso ho partecipato come relatore in alcuni di questi incontri. Che bello! Signori miei tutto ciò non serve! Quando ero ragazzino pensavo che appena mi avrebbero dato la possibilità di parlare in pubblico avrei fatto capire a tutti che le cose potevano cambiare, che addirittura avrei cambiato io le cose. Pensavo che: “cambiare si può”…E invece no! Il dibattito, la parola, il convegno, la dialettica in quella terra, tanto bella quanto maledetta, ha avuto un effetto perverso. I convegni, gli articoli, i libri che parlano della decadenza morale, civile e culturale del mio territorio non servono a scuotere più nessuno. Non fanno più notizia né paura; la camorra non li guarda più con sospetto né con timore. Essa sa di aver vinto e lascia fare. Sa che tanto tutto finisce lì, nelle pareti in cui si è tenuto l’incontro, sulle pagine su cui si è scritto l’articolo. E la mente corre alla finzione recitata nella mia terra: tutti fanno credere che non vi è nessuna differenza tra lì e altri posti. Piace vivere così, piace vivere nella convinzione-finzione che tutta l’aberrazione che li circonda sia normale, fin quando qualcosa non spezza l’incantesimo: l’omicidio di un ragazzo nel pieno centro della città, una ragazza di 16 anni ammazzata per sbaglio in uno scontro tra clan rivali. E allora qualcosa sembra svegliarsi: è arrivata la notizia, i media si piombano sul posto. Passano due giorni e tutto è cancellato, l’incantesimo è ripristinato. Attenzione, lungi da me attribuire la colpa a qualcuno che non siano i diretti interessati cioè i cittadini del posto, coloro che permettono, sempre più spesso compiaciuti, senza battere ciglio, che lo scempio si consumi davanti ai loro occhi. E allora la mente corre da un’altra parte. Corre da Falcone, da Borsellino, da Don Diana…e da tutti quelli che sono morti per darci un futuro migliore. Sappiate cari eroi (per me sono tali) che il vostro sacrificio è stato vano, i vostri insegnamenti dimenticati. La mente corre da Tolkien e da “Il Signore degli Anelli”. Ricordate? “La storia divenne leggenda, la leggenda divenne mito e dell’anello si perse ogni conoscenza”. Questo è ciò che è avvenuto nella mia terra. La criminalità ha vinto e sembra che nessuno se ne sia reso conto. Una civiltà vince su un’altra non quando l’esercito oltrepassa le mura perimetrali, bensì quando il popolo conquistato assorbe la cultura, gli usi e i costumi del popolo conquistatore. Questo è quello che è avvenuto nella mia terra: la cultura mafiosa ha esteso i suoi tentacoli su ogni cosa, su ognuno. Che tristezza signori, che tristezza! Il vero scontro di civiltà si è consumato in silenzio, senza spari né attacchi, senza proclami né vendette. La camorra ha lanciato la sua offensiva con mezzi semplici ma efficaci e col tempo ha attanagliato il suo nemico. Ha ridotto a zero la nostra libertà. Quella libertà che gli aversani, i napoletani, i casertani, si illudono di avere in virtù della finzione di cui sopra. Ripeto, sono triste. Vedo la mia generazione abdicare silenziosamente; vedo la mia generazione senza coraggio, insofferente a tutto ciò. Ricordo la domanda del prof. Marzio Achille Romani alla prima lezione del corso di storia delle civiltà, due semestri fa. “Signori – disse – c’è qualcuno in questa aula che morirebbe per qualcosa? Per un ideale, per una persona, per una causa in generale”? Un fastidioso silenzio avvolse l’aula 24 di via Sarfatti 25. Alzai la mano: “Io professore, io morirei per la mia terra”! Ma oggi non se sarei più disposto a farlo. La mia terra forse non se lo merita, il mio popolo vuole restare così, vuole vivere senza libertà, vuole essere sotterrato dall’arretratezza, vuole darla vinta alla camorra. Che tristezza, signori…Ribelliamoci vi prego, ribelliamoci, riprendiamoci la nostra libertà, diventiamo un po’ tutti dei piccoli – grandi uomini della terra di mezzo.
Update:
la Regione Campania, sommersa dai rifiuti, è campionessa si sprechi e batte il record di “inviati” al Columbus Day.